Salti
Il settore di salti prevede diverse prove separate e distinte per uomini e donne.
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salti:
- in alto
- in lungo
- triplo
- con l'asta
i salti
Distinguiamo due categorie di salti: i salti in estensione (comprendenti il salto in lungo ed il salto triplo), ed i salti in elevazione (comprendenti il salto in alto ed il salto con l’asta). I salti sono caratterizzati da quatto fasi distinte:
1) rincorsa; 2) stacco; 3) fase di volo; 4) atterraggio.
Di queste quattro fasi, solo la rincorsa è modificabile, soggetta a relativa personalizzazione anche o influenzata da fattori e situazioni esterne (ad esempio il vento). Le altre fasi non possono essere modificate, anche perché codificate.
Per quel che riguarda il salto in alto distinguiamo 5 stili:
1) frontale; 2) Horine; 3) Ventrale; 4) Forbice; 5) Fosbury.
Tutti con caratteristiche proprie e frutto delle evoluzioni stilistiche degli atleti. Nella preparazione di un atleta, come in quella di un neofita, è necessario far provare tutte le tecniche, anche quelle che agonisticamente non sono più in uso, al fine di migliorare la percezione delle varie sensazioni e di una migliore capacità reattiva agli stimoli.
il salto in alto
Il salto in alto, nel corso degli anni, ha subito diverse modificazioni, volte a migliorare l’aspetto tecnico e la capacità di effettuare un salto sempre più in alto. Si è quindi passati dal salto frontale, alla forbice semplice e doppia, all’Horine, al ventrale ed in fine si è approdati al fosbury, ritenuta a tutt’oggi la tecnica più vantaggiosa sotto l’aspetto tecnico e biomeccanico, oltre a favorire un più rapido e naturale apprendimento.
Il salto in alto si divide in 4 fasi: 1) rincorsa; 2) stacco; 3) valicamento; 4) atterraggio.
Obiettivo della rincorsa è quello di consentire lo stacco più efficiente, fermo restando che, le impostazioni della rincorsa, dipendono dalle caratteristiche dell’atleta. La rincorsa si compone di due fasi, una prima rettilinea ed una seconda, in prossimità del punto di stacco, curvilinea. Nella prima notiamo un aumento nella lunghezza del passo, nella seconda un aumento della frequenza. Nell’ultimo appoggio, l’atleta, effettua il caricamento abbassando il suo baricentro, operazione accentuata per effetto dell’inclinazione del corpo.
Lo stacco è la fase critica dell’esercizio, il cui obiettivo è la massima elevazione. Nel momento di stacco il piede dovrà avere la sua base d’appoggio orientata secondo il suo asse, e senza rotazioni, mentre, il tallone, anticiperà leggermente la pianta nella fase d’appoggio. Avremo l’accortezza di realizzare una distensione completa dell’arto di spinta, una buona verticalità del gesto ed una sinergia con gli altri arti (a seconda della tecnica utilizzata). L’azione che consente all’atleta di disporsi con il dorso all’asticella è data dall’azione di flesso-adduzione dell’arto inferiore libero. L’azione di richiamo degli arti inferiori sul bacino segna la conclusione del valicamento, e prepara l’atleta all’atterraggio sulla regione dorsale della colonna vertebrale.
In seguito allo sviluppo dei prerequisiti necessari (stacco, salto ecc.), procederemo proponendo i vari tipi di salto, o meglio le varie tecniche per effettuarlo, sino a giungere ad un primo approccio della tecnica fosbury. Molto importante sarà stimolare i ragazzi con esercizi che migliorino la presa di coscienza nella fase di volo, al fine di acquisire la capacità di intervento sui distretti corporei, correggendo la traiettoria e rendendo il valicamento più facile.
Durante la caduta bisognerà cercare di giungere sul materasso con la regione dorsale, mantenendo le gambe leggermente divaricate, al fine di evitare un brusco contatto fra queste ed il volto nella fase di richiamo.
Durante l’azione didattica, utilizzeremo varie tecniche di salto, al fine di evitare eccessive e ripetute sollecitazioni dell’articolazione tibio-tarsica. Infine appronteremo una serie di esercizi volti a limitare e correggere i vari errori, i più comuni dei quali si riscontrano nella corsa e nello stacco.
Nelle gare di salto in alto ricordiamo che l’atleta ha un minuto per iniziare il salto dal momento in cui viene chiamato; il salto è ritenuto valido dietro la convalida del giudice, anche se successivamente a questa l’asta dovesse vibrare. A parità di altezza, vince l’atleta che l’ha eseguita prima (nelle 3 prove a disposizione per ogni salto). In caso di parità anche tra questo, vince l’atleta che ha commesso meno errori. Solo se tutto è in parità si esegue lo spareggio.
il salto in lungo
Il salto in lungo è ritenuto tra i gesti più naturali e, pertanto, dovrebbe essere relativamente semplice il suo insegnamento. Come gli altri salti, anche questo si compone di 4 fasi: 1) rincorsa; 2) stacco; 3) volo; 4) atterraggio. Lo scopo della rincorsa è quello di raggiungere la massima velocità controllabile per effettuare uno stacco; lo stacco ottimale non ci farà perdere velocità consentendo, al contempo, un’elevazione del baricentro; una buona fase di volo è quella che ci consente di mantenere l’equilibrio e di preparare l’atterraggio; scopo dell’atterraggio è arrivare il più lontano possibile senza cadere all’indietro.
La rincorsa varia al variare delle caratteristiche individuali di chi la esegue e, la sua velocità, deve essere gradualmente sviluppata. L’avvio può avvenire da fermo (conferendo maggiore precisione allo stacco) o in movimento (favorendo una migliore decontrazione). Durante la corsa il busto deve essere mantenuto naturalmente eretto e non contratto, le ginocchia molto alte. Lo stacco deve coinvolgere la totalità del corpo in sincrono, agevolandolo con una buona apertura tra le due cosce e l’angolo del ginocchio, il piede poggia su tutta la superficie, spingendo verso il basso.
I movimento compiuti durante la fase di volo possono variare in funzione dell’atleta, ma sono sempre finalizzati al mantenimento dell’equilibrio. Si può assistere al volo “veleggiato”, “a raccolta” o con “passi in aria”. In quest’ultimo si possono eseguire 1 ½ ; 2 ½ o 3 ½ passi in volo prima dell’atterraggio che deve comunque avvenire con le gambe protese in avanti. Quando i piedi toccano la sabbia, le ginocchia si piegano, ed il busto passa sopra le orme lasciate dai piedi.
Il salto a raccolta è il più utilizzato dai ragazzi ai primi approcci con la specialità, successivamente il ragazzo verrà indirizzato verso la forma a lui più congeniale. Nella fase didattica procederemo per gradi iniziando dal collegamento della corsa con la fase di stacco evitando rallentamenti, poi procederemo al perfezionamento dello stacco con il controllo di ogni segmento corporeo, anche nella fase di volo, ed in fine puntualizzeremo le tecniche di atterraggio. Gli errori più comunemente riscontrabili sono: corsa aritmica o a ginocchia basse, azione frenata prima dello stacco, erroneo movimento del corpo durante lo stacco, atterraggio a gambe raccolte. Compito dell’allenatore sarà improntare adeguati esercizi per una buona risoluzione di ogni problema.
Ciascun atleta, in gara, ha a disposizione tre possibilità di ripetere il salto al fine di migliorare la prestazione.
Per il salto in lungo ed il salto triplo si gareggia sulla stessa pedana provvista di una corsia per la rincorsa, ed una fossa di caduta, alla quale si accede dopo la rincorsa staccando dal margine dell’asse di battuta. Se con il piede si supera tale barra il salto è considerato nullo. Tale asse rappresenta anche il punto di partenza dal quale si misura il risultato ottenuto.
Il salto triplo è caratterizzato dai tre slanci che si prendono prima di staccare e cadere nella fossa.
Il salto triplo
Nel salto triplo, tra lo stacco e l’atterraggio, l’atleta compie tre balzi con diverse caratteristiche tecniche dal punto di vista esecutivo. La rincorsa è, come sempre, l’aspetto rilevante per l’acquisizione della velocità orizzontale che, nel salto triplo, deve essere sufficiente al compimento dei tre balzi denominati rispettivamente hop, step, jump. La lunghezza della rincorsa è in funzione delle capacità di accelerazione individuali. Durante la corsa particolare attenzione sarà posta all’appoggio attivo del piede, ginocchia ed anche alte, coordinazione ed acquisizione progressiva della velocità.
Nel primo balzo, l’atleta, atterra sullo stesso arto di stacco, nel secondo atterra sull’arto opposto e, nell’ultimo, nelle medesime condizioni del salto in lungo.
La sincronia fra i vari arti è indispensabile, fermo restando che, nella sua acquisizione, non si dovranno spingere i ragazzi a gesti eccessivamente artificiosi. Il successo del salto è dato dalla somma della lunghezza dei tre salti che, per essere efficaci, dipenderanno dalla velocità di rincorsa, dalla minima perdita di velocità nelle tre fasi di appoggio, giusta capacità di stacco degli arti inferiori, e corretta distribuzione ritmica dei tre balzi.
E’ altresì importante il totale coinvolgimento del corpo dell’atleta, e non la focalizzazione sul singolo arto dedito allo stacco. A livelli avanzati il primo salto sarà moto simile al terzo (come distribuzione energetica). A livello giovanile sarà sufficiente perseguire l’uguaglianza fra i tre balzi.
Nell’insegnamento di questa specialità, bisognerebbe aspirare alla formazione degli schemi tecnici fondamentali, e ad un armonico sviluppo dell’organismo, soprattutto nei primi anni. Grande importanza, nella fase preparatoria, assume il “passo pelvico”, motivo per cui sarà opportuno svilupparne debitamente le caratteristiche tramite opportune andature (marcia, andatura con saltelli ecc.).
Tenendo conto del rilievo della componente ritmica nel salto triplo, è necessario che, fin dalle prime esperienze, il giovane percepisca ed assimili la successione dei balzi come una sequenza armonica. Gli errori più comunemente riscontrabili sono: primo balzo troppo alto, distribuzione errata fra i tre salti, frenata allo stacco, secondo balzo troppo corto o frenato.
I CICLI DI ALENAMENTO PER I SALTATOTRI SONO UGUALI A QUELLI DEGLI SPRINTER E SONO DIVISI IN INVERNALI ED ESTIVI, IN CUI NEL PRIMO, GENERALMENTE DA NOVEMBRE A FEBBRAIO, SI PREDILIGE UN ALLENAMENTO DI TIPO "POTENZIAMENTO" AL COPERTO, NEL SECONDO INVECE, DA FEBBRAIO/MARZO A MAGGIO, SI EFFETTUANO ALLENAMENTI IN PISTA TRAMITE RIPETUTE (OVVERO UNA SERIE DI DISTANZE DA CORRERE PIÙ CORTE DELLA PROPRIA SPECIALITÀ) FINO ALL'INIZIO DELLA STAGIONE DELLE GARE, DA GIUGNO A OTTOBRE, DURANTE LA QUALE SI CONTINUA UN ALLENAMENTO SEMPRE TRAMITE RIPETUTE, MA GENERALMENTE MENO INTENSIVO CHE NON NELLA STAGIONE DI PREPARAZIONE
Ultimo aggiornamento (Domenica 13 Maggio 2012 09:53)




























